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Cronaca

Aeroporto di Alghero, 30 anni di storia e un appello per il futuro: la voce di Umberto Borlotti

A trent’anni dall’avvio operativo della Sogeaal, torna al centro del dibattito il futuro del sistema aeroportuale sardo. Nel ricordo di una tappa simbolica per Alghero si inserisce anche una netta presa di posizione contro il progetto di concentrazione degli scali dell’isola, visto da più parti come un passaggio carico di rischi.

Il 15 marzo 1996 resta una data chiave nella storia dell’aeroporto di Alghero. Fu quello il giorno in cui iniziò ufficialmente l’attività operativa della Sogeaal, in una partenza tutt’altro che ordinaria. Durante la cerimonia inaugurale, infatti, il maltempo costrinse a dirottare su Alghero tutti i voli previsti su Olbia. Un esordio intenso, quasi un banco di prova immediato per una realtà che da quel momento avrebbe iniziato a ritagliarsi un ruolo sempre più importante nel nord Sardegna.

A distanza di trent’anni, il bilancio tracciato è quello di una società che ha contribuito in modo concreto alla crescita del territorio. In questo lungo arco di tempo, Sogeaal viene indicata come una realtà capace di generare occupazione, sviluppare infrastrutture e accompagnare lo sviluppo economico dell’area nord dell’isola. Non solo: il suo percorso avrebbe anche aiutato a ridurre l’isolamento geografico, alleggerendo almeno in parte difficoltà e costi dei collegamenti per cittadini e imprese.

Nel ricordo di questo anniversario trovano spazio anche i ringraziamenti a chi, negli anni, ha sostenuto il progetto aeroportuale di Alghero. Il riferimento è ai lavoratori, ma anche al mondo politico e istituzionale che ha creduto nella tenuta e nella funzione strategica dello scalo. Un patrimonio costruito nel tempo che, secondo questa lettura, non dovrebbe essere disperso proprio ora.

Ed è qui che il ricordo dei trent’anni si intreccia con l’attualità. Il progetto di concentrazione degli aeroporti sardi continua infatti a suscitare forti perplessità. Le critiche si concentrano soprattutto sull’ipotesi di una rete costruita attraverso una holding, con il timore che una simile impostazione possa favorire interessi privati e spostare il baricentro della gestione lontano dal controllo pubblico.

Tra i punti contestati c’è l’idea che la creazione di una rete aeroportuale sarda debba necessariamente passare da un’integrazione societaria. Secondo la posizione espressa, questo automatismo non esisterebbe e la scelta di procedere in quella direzione sarebbe dunque tutt’altro che obbligata. Da qui nasce la richiesta di maggiore prudenza su un’operazione giudicata delicata sia sotto il profilo industriale sia sotto quello istituzionale.

I dubbi non riguardano soltanto l’impostazione politica, ma anche la solidità tecnica del progetto. Vengono richiamate infatti valutazioni che avrebbero fatto emergere criticità metodologiche, economiche e giuridiche tali da consigliare cautela. Nel mirino ci sono anche la tenuta complessiva dell’operazione, l’insufficienza di alcuni elementi previsionali e il rischio di costruire un assetto poco convincente sul piano della sostenibilità finanziaria.

Un altro punto sensibile riguarda il possibile indebolimento del presidio pubblico sugli asset aeroportuali. L’ipotesi che la Regione possa investire risorse consistenti, indicate in 30 milioni di euro, senza mantenere un controllo pieno viene vista come uno degli aspetti più problematici dell’intera operazione. A questo si aggiunge la preoccupazione che, nel tempo, possano aprirsi spazi per manovre speculative o per un progressivo ridimensionamento del ruolo dei territori meno forti.

Tra questi c’è proprio Alghero, che secondo i timori espressi rischierebbe di uscire ulteriormente penalizzata da una riorganizzazione centrata su equilibri diversi. Il pericolo evocato è quello di una nuova marginalizzazione dello scalo del nord-ovest, nonostante il contributo offerto in questi decenni alla mobilità e all’economia dell’isola.

Il messaggio finale è insieme celebrativo e politico. Da una parte c’è l’orgoglio per un’esperienza lunga trent’anni, capace di lasciare un segno concreto sul territorio. Dall’altra c’è l’invito a non disperdere quel patrimonio per ragioni ritenute poco trasparenti o lontane dall’interesse generale. La convinzione è che ci sia ancora molto da fare, ma che il futuro dell’aeroporto di Alghero e del sistema sardo debba essere costruito partendo dai risultati raggiunti, dal lavoro svolto e da una visione realmente equilibrata per tutta la Sardegna.

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