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Cronaca

Surigheddu e Mamuntanas, FdI incalza la giunta: il progetto c’è già, ora servono risposte.

redazione Online

Ad Alghero torna ad alzarsi la temperatura politica sul futuro di Surigheddu e Mamuntanas. Dopo l’intervento dell’assessore Enrico Daga, che ha invitato a leggere il dossier con prudenza e realismo economico, Fratelli d’Italia sostiene che una base progettuale esista da tempo e chiede conto di ciò che l’amministrazione abbia fatto finora.

Il nuovo attacco del partito parte da una contestazione precisa: per FdI il compendio non può essere riscoperto solo adesso, perché il lavoro preparatorio sarebbe già stato fatto e il Comune avrebbe da tempo gli elementi per aprire una fase operativa. La domanda, nella sostanza, è una sola: se davvero Surigheddu e Mamuntanas sono considerate una priorità, perché in questi due anni non si è visto un percorso amministrativo chiaro e riconoscibile?

Nel mirino finisce soprattutto il tempo trascorso senza risultati visibili. Fratelli d’Italia sostiene che il piano elaborato in ambito Laore, poi aggiornato, rappresenti già una base concreta da cui partire e invita la giunta a spiegare quali atti siano stati adottati, quali interlocuzioni siano state avviate con la Regione e quali passaggi abbiano prodotto effetti reali. Sullo sfondo resta il confronto con la linea espressa da Daga, che nei giorni scorsi ha parlato di un’operazione complessa, legata a grandi investimenti, bonifiche, filiere solide e a un equilibrio credibile tra agricoltura e turismo.

Per il partito, però, il punto politico è soprattutto un altro: Surigheddu e Mamuntanas incarnano da sempre una possibile sintesi tra vocazione agricola e richiamo turistico, cioè due assi portanti dell’economia algherese. In questa chiave il centrodestra richiama anche il Distretto rurale di Alghero, riconosciuto ufficialmente dalla Regione nel gennaio 2023 e costruito con il supporto tecnico di Laore, come uno strumento già esistente su cui innestare investimenti, imprese e progettazione territoriale.

La vicenda, del resto, arriva da lontano. Le schede del Ministero della Cultura collocano la nascita dell’insediamento agricolo di Surigheddu tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento e ricordano il passaggio alla Cooperativa Agricola Italiana nel 1897. Per anni quell’area fu un pezzo importante della storia produttiva della Nurra; poi, tra cambi di proprietà e trasformazioni dell’attività, iniziò un progressivo declino che portò il complesso a perdere centralità fino all’abbandono, già evidente nei primi anni Ottanta.

Il capitolo più recente si apre nel 1986, quando le aziende di Surigheddu e Mamuntanas vengono acquisite dall’ERSAT per conto della Regione. Nel 2001 passano al patrimonio disponibile regionale e, tra il 2006 e il 2009, la Giunta le inserisce tra i beni vendibili. Ma proprio in quegli anni prende forma anche un’altra idea: nel 2009 Laore elabora uno studio dedicato e nel 2010 la programmazione regionale indica l’area, circa 1.200 ettari, come possibile progetto di sviluppo integrato tra agroalimentare e turismo.

Poi arrivano altri tentativi di sblocco. Nel 2016 la Regione avvia un’indagine di mercato per verificare l’interesse all’acquisto del compendio; nel 2017 decide di procedere alla vendita come corpo unico, sulla base di una stima redatta con Laore e Forestas; nel 2018 autorizza una transazione per cercare di rimuovere gli ostacoli che rallentavano l’alienazione. Una sequenza che racconta bene quanto il dossier sia rimasto aperto, complicato e mai davvero risolto.

A conferma di una gestione ancora sospesa, nel 2024 la Regione ha pubblicato perfino un avviso per la vendita in campo del fieno dell’ex azienda agraria. È anche da qui che nasce il tono duro dell’opposizione: per Fratelli d’Italia non è più tempo di descrivere Surigheddu e Mamuntanas come una possibilità astratta, ma di spiegare con precisione quale direzione si voglia prendere e con quali strumenti. Perché, dopo decenni di rinvii, il vero tema non è più immaginare il futuro del compendio, ma decidere finalmente da dove cominciare.

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