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Rottamazione dei tributi, ad Alghero la maggioranza rinvia: L’assessore Daga assente durante il dibattito.

La rottamazione dei tributi comunali ad Alghero resta sospesa. In aula ha prevalso la linea del rinvio, approvato con 12 voti a favore e 5 contrari, un risultato che certifica in modo netto la scelta della maggioranza.

Ma il punto, ormai, non è solo amministrativo. Attorno a questa vicenda cresce infatti una critica più ampia, che chiama in causa il ruolo, la coerenza e la responsabilità dell’assessore competente Enrico Daga.

Il rinvio deciso dalla maggioranza

Il voto ha chiarito gli equilibri politici: a sostenere il rinvio sono stati dodici consiglieri, contro cinque contrari. Una decisione che sposta ancora in avanti un provvedimento atteso da chi vedeva nella rottamazione una possibilità concreta per alleggerire il peso dei debiti con il Comune e rientrare in regola.

La scelta della maggioranza, però, non chiude il confronto. Al contrario, lo riapre su un terreno ancora più delicato, perché il rinvio viene letto da molti come il segnale di una volontà politica precisa: non affrontare ora una misura che avrebbe potuto dare una risposta immediata a cittadini e attività in difficoltà.

L’assenza che pesa più della presenza

Durante la discussione non era presente l’assessore di competenza, Enrico Daga. Un’assenza che ha inevitabilmente inciso sul dibattito, soprattutto perché la sua posizione era già stata espressa con chiarezza nel precedente intervento iniziale, segnato da una contrarietà netta alla rottamazione.

Ed è proprio qui che la questione si fa più pesante. Quando un amministratore sceglie una linea rigida su un tema così sentito, quella posizione richiede non solo fermezza, ma anche presenza, confronto e assunzione diretta di responsabilità davanti all’aula e alla città.

Il momento del dibattito, si nota l’assenza dell’assessore Daga.

Il nodo della coerenza

La critica che emerge con più forza riguarda la coerenza. Se si decide di essere inflessibili sui tributi, allora lo stesso metro dovrebbe valere anche in altri ambiti dell’azione amministrativa. È per questo che la domanda politica resta sul tavolo ed è difficile ignorarla: “Perché l’assessore Daga non usa la stessa durezza con il controllo della concessione dei suoli pubblici?”

Non è una provocazione secondaria. È il cuore del problema. Perché il rigore, per essere credibile, deve apparire uguale per tutti. Quando invece dà l’impressione di colpire alcuni fronti e di essere più morbido su altri, smette di essere percepito come giustizia e comincia a sembrare disparità.

Una responsabilità che non è solo politica

In questa vicenda il piano politico e quello morale finiscono per sovrapporsi. Politicamente, un assessore ha il dovere di spiegare e difendere le proprie scelte. Moralmente, ha il compito di farlo con equilibrio e coerenza, senza lasciare il sospetto che il rigore venga applicato in modo selettivo.

È questo il punto più sensibile del caso Daga. Non basta dire no alla rottamazione. Bisogna anche dimostrare che quella severità risponde a un principio generale e non a una convenienza amministrativa o politica del momento.

Il messaggio che arriva alla città

Alla fine, ciò che resta è una sensazione di distanza tra il palazzo e la realtà quotidiana di chi vive il peso dei tributi e delle regole comunali. Il rinvio votato dalla maggioranza conferma una scelta formale. Ma sul piano sostanziale lascia aperto un interrogativo molto più scomodo: chi governa sta davvero usando lo stesso criterio in ogni ambito?

Da qui nasce anche la frase che meglio sintetizza il malumore di queste ore: “Fare il duro con i deboli…” Una chiusura amara, che richiama tutti — e in primo luogo l’assessore Daga — a una responsabilità che non può essere soltanto politica, ma anche profondamente morale.

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