Il nuovo disegno di legge annunciato dal governo punta ad accorciare in modo deciso i tempi per liberare gli immobili. L’obiettivo è rimettere più case sul mercato, ma il cuore del problema resta la fragilità economica di molte famiglie.
Il provvedimento
Il governo ha dato il via libera a un nuovo pacchetto di misure sulla casa che comprende anche un disegno di legge urgente dedicato agli sfratti. La norma, che dovrà ora passare dal Parlamento, è stata tenuta separata dal Piano Casa e punta a rendere più veloci le procedure di rilascio degli immobili.
Cosa cambierebbe
La novità più rilevante riguarda i tempi: il provvedimento prevede infatti un decreto di rilascio entro 15 giorni dalla presentazione del ricorso. In caso di ritardo nella riconsegna dell’abitazione, scatterebbe una penale pari all’1% del canone mensile per ogni giorno in più trascorso nell’immobile.
Non solo morosità
Le nuove regole interverrebbero anche sulle notifiche e sull’esecuzione degli sfratti, con l’intento di rendere più rapide le liberazioni sia nei casi di mancato pagamento dell’affitto, sia quando il contratto è scaduto, sia nelle situazioni di occupazione abusiva. La corsia veloce riguarderebbe sia gli immobili privati sia gli alloggi pubblici occupati senza titolo.
L’obiettivo del governo
Secondo l’impostazione dell’esecutivo, accorciare i tempi dovrebbe aiutare a riportare più abitazioni sul mercato degli affitti. L’idea è che procedure più snelle possano rassicurare i proprietari e incoraggiarli a mettere a disposizione case che oggi restano vuote proprio per il timore di non riuscire a rientrarne in possesso in tempi ragionevoli.
I numeri del fenomeno
Il tema, del resto, ha un peso concreto. Nel 2024 in Italia sono stati emessi oltre 40 mila provvedimenti di sfratto, con più di 81 mila richieste di esecuzione e circa 21 mila sfratti portati a termine con l’intervento della forza pubblica. Nella grande maggioranza dei casi, tra il 75% e l’80%, all’origine c’è la morosità dell’inquilino.
Affitti più cari e famiglie in difficoltà
A rendere il quadro ancora più delicato è l’andamento dei canoni. Nel 2025 gli affitti sono cresciuti in media tra il 7% e l’8% su base annua, con aumenti più marcati nelle grandi città. In questo contesto, per molte famiglie pagare regolarmente il canone è diventato sempre più complicato, soprattutto dove il costo della vita corre più dei redditi.
Le città più esposte
La pressione maggiore continua a concentrarsi nelle grandi aree urbane. Milano, Roma e Napoli restano tra i territori con i numeri più alti, mentre la Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di procedure avviate. È qui che il tema casa mostra con più evidenza tutte le sue contraddizioni: poca offerta accessibile, prezzi alti e crescente vulnerabilità sociale.
Il fronte favorevole
Le associazioni dei proprietari e parte del settore immobiliare guardano con favore alla riforma. Per loro, procedure più rapide possono restituire «più fiducia ai proprietari» e contribuire, nel tempo, a rimettere sul mercato nuove abitazioni. Il ragionamento è semplice: meno incertezza per chi affitta potrebbe tradursi in una maggiore disponibilità di case.
Le critiche
Sul fronte opposto, opposizioni e associazioni per il diritto all’abitare mettono in guardia dal «rischio di impatto sociale». Accelerare gli sfratti, sostengono, senza rafforzare gli aiuti a chi perde reddito o lavoro potrebbe colpire soprattutto le famiglie più fragili. In molti casi, infatti, dietro la morosità non c’è una scelta, ma una difficoltà economica sempre più pesante.
Il problema di fondo
La questione, quindi, non si esaurisce nella velocità delle procedure. Il nodo vero resta la povertà e la scarsità di alloggi accessibili. Secondo i dati richiamati nel dibattito, l’incidenza della povertà assoluta è salita dal 3,6% del 2005 all’8,4% di oggi, coinvolgendo circa 2,2 milioni di famiglie. Per questo la nuova stretta sugli sfratti potrebbe cambiare i tempi della giustizia, ma non risolvere da sola l’emergenza abitativa.