La quindicesima edizione del Porto Cervo Wine & Food Festival conferma la forza di un appuntamento che negli anni è diventato molto più di una rassegna dedicata al gusto. Al Conference Center dell’Hotel Cervo ho ritrovato un evento maturo, partecipato e sempre più centrale nel racconto di una Sardegna che vuole promuoversi ben oltre l’estate.
Sono arrivato al Conference Center dell’Hotel Cervo intorno alle 14.30, come spesso accade con questo tipo di manifestazioni, con largo anticipo rispetto all’avvio dei momenti principali. Prima mi ero fermato a pranzo da amici a San Pantaleo, poi ho raggiunto Porto Cervo e, fin dai primi minuti, il colpo d’occhio è stato quello delle occasioni importanti: giornalisti regionali e nazionali, operatori del settore, volti noti e rappresentanti istituzionali. Tra le presenze che ho notato anche Michele Pais, consigliere comunale di Alghero ed ex presidente del Consiglio regionale della Sardegna, oltre all’amministratore delegato di Anas accompagnato dalla moglie. C’erano inoltre esponenti della politica algherese, compresi rappresentanti dell’attuale giunta, segno che appuntamenti di questo livello vengono osservati con attenzione anche fuori dalla Gallura.
La sensazione, entrando negli spazi della manifestazione, è stata ancora una volta quella di un evento che continua a sorprendere per solidità e continuità. Gli espositori mostrano da anni una convinzione rara da trovare altrove: molti sono presenze storiche della rassegna, ma in questa edizione si è visto anche qualche ingresso in più, con numeri che confermano una crescita concreta. È proprio questa fiducia, costruita nel tempo, uno degli elementi che spiegano il successo del festival, nato nel 2008 e ormai riconosciuto come una vetrina autorevole per il vino, il cibo e le eccellenze dell’isola.
A ribadirlo è stato anche Franco Mulas, esponente della direzione dell’Hotel Marriott, che ha ricordato come la manifestazione abbia trovato forza soprattutto nella costanza di chi vi partecipa. “Il merito è degli espositori che ci credono e continuano a crederci”, ha detto Franco Mulas, sottolineando il ruolo decisivo di chi ha sostenuto il progetto fin dall’inizio. Lo stesso Mulas ha evidenziato come oggi il festival presenti un equilibrio sempre più ampio tra realtà sarde, presenze dalla penisola e anche qualche partecipazione internazionale, a conferma di una formula che ha ormai superato i confini regionali.
Ma il punto forse più interessante è che il Wine & Food Festival non viene più letto soltanto come un evento utile a inaugurare la bella stagione. Negli anni è diventato uno strumento di promozione territoriale molto più ampio, capace di dare visibilità a produzioni che da sole avrebbero meno occasioni per emergere. “L’intento non era soltanto quello di allungare la stagione”, ha spiegato ancora Franco Mulas, chiarendo che l’obiettivo era anche quello di fare da ambasciatori del territorio e accendere i riflettori su produttori, vini e specialità identitarie della Sardegna.
Questo passaggio si lega perfettamente alla visione illustrata da Mario Ferraro, amministratore delegato di Smeralda Holding, che durante il festival ha descritto una Costa Smeralda sempre meno legata al solo turismo balneare e sempre più orientata verso una proposta fatta di esperienze, qualità, benessere, spettacoli e appuntamenti distribuiti lungo più mesi. “Non basta avere il mare, gli alberghi belli e il paesaggio”, ha osservato Mario Ferraro, spiegando che oggi serve un’offerta più ricca e capace di parlare a un pubblico internazionale dai gusti diversi.
I numeri e i programmi raccontati durante la manifestazione vanno esattamente in questa direzione. Secondo Ferraro, la stagione a Porto Cervo non si concentra più in poche settimane, ma parte ormai all’inizio di aprile e arriva fino alla fine di ottobre. Il gruppo sta investendo nelle strutture, ha annunciato nuove camere al Romazzino e al Pitrizza, nuove aperture nella ristorazione e un calendario di eventi che affianca il festival a concerti, appuntamenti culturali e iniziative dedicate al wellness, come il Longevity Festival previsto per settembre.
Anche il fronte delle prenotazioni viene descritto come molto incoraggiante. Ferraro ha parlato di una crescita tra il 10 e il 15 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso nelle strutture del gruppo, con segnali particolarmente forti dai mercati esteri. A pesare, in positivo, è anche il rafforzamento dei collegamenti internazionali e in particolare la tratta New York-Olbia, indicata come uno dei tasselli più promettenti per il turismo del nord Sardegna. Le stime riferite durante l’intervento parlano di un riempimento molto alto dei voli e di una domanda statunitense superiore alle attese.
In questo quadro si inserisce anche il ragionamento di Franco Carraro, presidente di Smeralda Holding, che ha ripercorso la storia della manifestazione come una scommessa nata quando, in questo periodo dell’anno, il territorio era ancora molto più fermo rispetto a oggi. Carraro ha ricordato che il festival fu pensato per prolungare la stagione e che oggi quell’obiettivo può dirsi sostanzialmente raggiunto. “L’obiettivo di allungare la stagione è stato conquistato completamente”, ha affermato Franco Carraro, rivendicando il lavoro costruito in questi anni e il legame tra turismo e valorizzazione delle produzioni locali.
Ed è proprio qui che, da osservatore, mi porto a casa la riflessione più netta. Manifestazioni come questa andrebbero seguite, monitorate e studiate con grande attenzione, perché offrono un metodo, prima ancora che un format. Non sono eventi che si esauriscono nel giorno della vetrina, ma strumenti che aiutano a costruire reputazione, identità e attrattività. Per questo ho ritenuto naturale richiamare il tema anche parlando con alcuni esponenti della politica algherese presenti alla manifestazione, compresi amministratori che dovrebbero ragionare su proposte di prospettiva per la città.
Su questo punto, però, la risposta ricevuta non è stata incoraggiante. Di fronte all’idea di osservare più da vicino esperienze come il Wine & Food Festival per capirne la tenuta, la continuità e la capacità di produrre ricadute vere sul territorio, ho colto in alcuni interlocutori un atteggiamento piuttosto sbrigativo, a tratti persino infastidito. Ed è un aspetto che merita di essere segnalato, perché oggi più che mai servirebbero visione e coraggio nell’immaginare eventi di qualità, strutturati e riconoscibili, invece di continuare a puntare su iniziative episodiche che spesso danno l’impressione di premiare sempre gli stessi circuiti di prossimità, più che di generare un beneficio largo e duraturo per la comunità.
Il valore del Wine & Food Festival, in fondo, sta proprio in questo: nella credibilità costruita nel tempo. Nella capacità di tenere insieme produttori, ospitalità, promozione e immagine internazionale. Nella continuità di un progetto che non vive di annunci, ma di presenza costante. Porto Cervo, anche quest’anno, ha dato l’impressione di sapere bene dove vuole andare. E forse la lezione più utile, per chi osserva da altri territori, è che certi risultati non nascono dal caso, ma da una visione che viene coltivata con pazienza, investimenti e scelte coerenti