⚡ Breaking Rifiuti abbandonati ad Alghero, individuato il responsabile: scattano denuncia e ritiro della patente
Nautica

MAXI YACHT AD ALGHERO, MA BASTA DAVVERO PER CAMBIARE ROTTA?


Qualche presenza di lusso nella rada di Alghero ha riacceso lo scontro sulle boe e sul futuro della nautica cittadina. Ma un paio di approdi fanno scena, non sistema: una rondine non fa primavera.

La discussione sulle boe torna a infiammare il dibattito politico algherese, spinta anche dalla presenza, la scorsa estate, di alcune imbarcazioni di grandi dimensioni davanti alla costa. Yacht che si vedono, si notano, fanno parlare. Ma il punto è un altro: bastano davvero pochi episodi per sostenere che Alghero sia diventata una meta stabile per i maxi yacht?

Secondo il consigliere Michele Pais, no. O meglio: no al sistema attuale. Nel suo intervento ha attaccato con forza il piano di installazione delle boe, definendolo penalizzante per i diportisti locali e inutile rispetto a un possibile sviluppo della nautica di fascia alta. «Noi le boe le dobbiamo utilizzare per attrarre nautica importante, parlo di yacht, di mega yacht», ha detto. E ancora: «No alle boe che limitano il mare pubblico agli algheresi con la barchetta di 4 metri, e sì alle boe invece per attirare gli yacht».

Il ragionamento politico è chiaro: se il mare di Alghero deve essere regolato, allora lo si faccia puntando a un ritorno economico, non solo a introdurre vincoli. L’idea è quella di usare le boe come strumento per proteggere i fondali, certo, ma anche per intercettare un turismo nautico capace di muovere servizi, lavoro e indotto.

Il problema è che, allo stato dei fatti, i numeri non raccontano ancora questa storia. La scorsa estate qualche presenza di rilievo in rada c’è stata, e nessuno lo nega. Ma tra qualche avvistamento importante e un traffico vero, continuo, riconoscibile, c’è una bella differenza. Ed è qui che il dibattito rischia di scivolare dalla realtà alla suggestione.

Perché vedere uno yacht all’orizzonte fa effetto. Fa immaginare un’opportunità. Ma un’occasione singola non è ancora una strategia. Una rondine, appunto, non fa primavera.

C’è poi un dato di fondo che pesa più delle dichiarazioni: il sistema delle boe oggi esistente non sembra pensato per accogliere davvero i maxi yacht. Nasce soprattutto con una funzione di tutela ambientale e di regolazione degli ancoraggi, non come infrastruttura dedicata alla grande nautica internazionale. E questo cambia completamente il quadro.

La vera domanda, allora, non è se Alghero debba scegliere tra ambiente ed economia. La domanda è se esista, nero su bianco, una domanda reale e costante di maxi yacht tale da giustificare un ripensamento del modello. Per sostenerlo servono presenze regolari, servizi adeguati, una visione portuale chiara. Non bastano due o tre casi da esibire come prova definitiva.

Il rischio, altrimenti, è costruire una battaglia politica su un’immagine più che su un dato. E quando si parla di mare, sviluppo e regole, le immagini aiutano. Ma da sole non bastano.

← PrecedenteTedde rilancia in aula: “Serve un resocontista imparziale” per il Consiglio comunale