Ad Alghero il tema delle concessioni di suolo pubblico, più in generale, sta attirando un’attenzione crescente rispetto al passato. In questo clima di maggiore sensibilità, arriva uno stop netto a un intervento previsto nella Pineta Mugoni: il progetto per alcune strutture prefabbricate destinate alla somministrazione di cibo e bevande non potrà andare avanti.
La decisione segna un nuovo passaggio nel confronto, sempre delicato, tra iniziativa economica privata e tutela di uno dei tratti più preziosi del litorale algherese.
Negli ultimi mesi il dibattito cittadino sull’uso degli spazi pubblici e sulle autorizzazioni in aree di pregio ambientale si è fatto più acceso. Il caso di Mugoni si inserisce proprio in questo contesto, perché tocca un punto sensibile: fino a dove può spingersi lo sviluppo di servizi turistici senza alterare l’equilibrio di un luogo naturale particolarmente fragile.
Il provvedimento con cui il SUAPE di Alghero ha negato l’autorizzazione mette fine a un iter amministrativo articolato, chiudendo la strada alla proposta avanzata dalla società Costa del Corallo. L’intervento riguardava l’installazione, nella zona della pineta, di manufatti prefabbricati pensati per offrire ristoro ai frequentatori della spiaggia e del mare, nell’area censita al foglio 19, mappali 254 e 250.
Uno degli aspetti centrali della vicenda è stato il tentativo di far rientrare le strutture nella categoria delle opere temporanee o precarie. Su questo punto, però, si è concentrata buona parte delle perplessità emerse durante l’istruttoria. In casi come questo, infatti, non conta soltanto il fatto che un manufatto possa essere rimosso con facilità, ma soprattutto l’uso concreto che se ne intende fare. E quando la funzione è legata a un’attività commerciale stagionale destinata a ripetersi nel tempo, la qualificazione come opera precaria diventa molto più difficile da sostenere.
Il progetto interessava l’area di Pineta Mugoni e prevedeva la collocazione di strutture dedicate alla somministrazione di alimenti e bevande. L’obiettivo era quello di intercettare il flusso dei bagnanti in una località ad alta frequentazione, soprattutto nei mesi estivi. Proprio questa finalità, però, ha finito per pesare nella valutazione complessiva dell’intervento, perché ha rafforzato l’idea di una presenza non episodica ma destinata a incidere in modo continuativo sul contesto.
L’iter non è stato breve. Dopo la presentazione della pratica a gennaio, il procedimento è entrato nel vivo con l’avvio della conferenza di servizi. In una prima fase si era scelto di procedere in modalità semplificata e asincrona, cioè attraverso lo scambio di documenti e pareri tra gli enti coinvolti. Col passare delle settimane, però, sono emerse richieste di integrazione e la necessità di coinvolgere altri soggetti competenti, segno che il quadro autorizzativo era tutt’altro che lineare.
Il momento decisivo è arrivato quando, in sede di esame paesaggistico, è stata chiesta una conferenza in modalità sincrona. In sostanza, non è più bastato il confronto a distanza tra uffici: si è ritenuto necessario un passaggio collegiale diretto per approfondire la compatibilità dell’intervento con i vincoli presenti nell’area. È stato questo il punto di svolta dell’intera vicenda.
Durante il procedimento alcuni enti avevano espresso aperture, seppure accompagnate da prescrizioni e condizioni tecniche. Ma il nodo vero era rappresentato dalla valutazione paesaggistica. Ed è qui che il progetto si è fermato definitivamente. Il parere negativo espresso dall’autorità competente in materia di tutela del paesaggio ha infatti reso impossibile qualunque via d’uscita, facendo venire meno il presupposto essenziale per autorizzare l’intervento.
Il diniego finale ha quindi certificato che, in quell’area, non esistono le condizioni per realizzare le strutture proposte. La conclusione dell’istruttoria conferma quanto il sistema dei vincoli paesaggistici continui a rappresentare un elemento decisivo nelle trasformazioni del territorio costiero, soprattutto in contesti di grande valore ambientale come quello di Mugoni.
Resta aperta, sul piano formale, la possibilità per la società proponente di contestare la decisione nelle sedi previste dalla legge. Ma, almeno per ora, il risultato è chiaro: il progetto si ferma e la pineta resta com’è.
Il caso potrebbe avere anche un valore più ampio, oltre il singolo intervento. In una fase in cui ad Alghero cresce l’attenzione pubblica su concessioni, occupazione del suolo e nuovi insediamenti in aree sensibili, la vicenda di Mugoni diventa un esempio concreto di come il controllo amministrativo e i vincoli di tutela possano incidere in modo determinante sulle scelte di trasformazione del territorio.