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Ambiente

Alghero apre l’impianto della posidonia: da problema sulle spiagge a risorsa per il territorio

Con l’avvio del nuovo impianto di San Marco, Alghero cambia passo nella gestione della posidonia spiaggiata. Quello che per anni è stato vissuto come un peso per il decoro urbano e per i conti pubblici diventa oggi una risorsa da trattare, recuperare e reinserire nel ciclo ambientale.

È un passaggio che ha un valore tecnico, economico e simbolico: la città prova a trasformare un’emergenza ricorrente in un modello stabile di economia circolare, puntando sul recupero della sabbia e su una gestione più moderna del litorale.

Una svolta attesa da anni

L’inaugurazione dell’impianto per il trattamento della posidonia ad Alghero segna un cambio di visione importante. Per molto tempo il materiale accumulato sulle spiagge è stato percepito soprattutto come un ostacolo da rimuovere in fretta, con costi elevati e soluzioni spesso provvisorie. Ora, invece, si apre una fase diversa, nella quale la posidonia non viene più considerata soltanto uno scarto, ma una materia da trattare in modo utile per l’ambiente e per la città.

L’impianto di San Marco nasce proprio con questo obiettivo: separare la sabbia dalla biomassa, recuperare quanto possibile e dare una risposta concreta a un problema che per anni ha pesato sulla gestione del litorale algherese. Non si tratta quindi di un semplice sito di deposito, ma di una struttura pensata per inserirsi in una logica di economia circolare, con ricadute pratiche sulla tutela delle spiagge e sull’organizzazione dei servizi.

Un progetto costruito nel tempo

Dietro questo risultato c’è un percorso lungo, fatto di prove, programmazione e passaggi amministrativi complessi. Le basi del progetto affondano negli anni scorsi, quando i primi esperimenti di vagliatura avevano dimostrato che il recupero della sabbia fosse una strada possibile. Quella fase iniziale ha rappresentato il primo segnale concreto che esisteva un’alternativa ai trasferimenti fuori città, costosi e poco sostenibili.

A dare la spinta decisiva è stato poi il finanziamento legato al PNRR, che ha consentito di trasformare un’idea in un’infrastruttura vera e propria. In questo percorso ha avuto un peso anche la continuità istituzionale tra amministrazioni diverse, che hanno portato avanti l’intervento senza blocchi o inversioni di rotta. Un aspetto sottolineato anche dall’assessore Selva, che ha parlato di “continuità amministrativa” come di un elemento decisivo per arrivare all’apertura dell’impianto.

Recuperare sabbia, ridurre costi, liberare aree critiche

Uno degli aspetti più rilevanti del nuovo impianto riguarda il recupero della sabbia mescolata alla posidonia. È qui che si gioca una parte importante del valore ambientale del progetto: la sabbia potrà essere separata e restituita al suo ruolo naturale, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio degli arenili e al contrasto dell’erosione costiera.

Accanto a questo c’è un altro effetto molto atteso in città: il superamento della vecchia logistica, fatta di accumuli temporanei e trasferimenti onerosi verso altri impianti. Con il trattamento in loco, Alghero punta a ridurre i costi di trasporto, limitare l’impatto ambientale dei conferimenti lontani e liberare progressivamente i siti che negli anni hanno ospitato i depositi del materiale raccolto.

Il beneficio non sarà soltanto tecnico. C’è anche una questione di immagine urbana e di vivibilità. Per una città che vive di mare e turismo, affrontare in modo strutturale il problema della posidonia significa restituire ordine a spazi delicati e rafforzare l’idea di una località capace di coniugare tutela ambientale e accoglienza.

I primi giorni serviranno per i test

L’avvio dell’impianto non coinciderà subito con il pieno regime operativo. Saranno infatti necessari almeno dieci giorni di test per verificare il funzionamento della struttura e mettere a punto tutte le fasi del processo. Si tratta di un passaggio fisiologico, utile a calibrare il sistema e a garantire che il trattamento avvenga nelle condizioni migliori.

Subito dopo questa fase iniziale, la posidonia verrà stoccata nel nuovo impianto, aprendo concretamente la nuova gestione del materiale raccolto sugli arenili. È un passaggio importante, perché segna il superamento della fase transitoria e l’ingresso del sito di San Marco nel cuore operativo del sistema.

Una filiera che può crescere

L’impianto viene visto anche come il primo tassello di una prospettiva più ampia. Nella fase iniziale si prevede l’impiego di alcuni operai specializzati, ma l’assetto potrà essere ampliato con l’entrata a regime del sistema. Nei prossimi mesi sarà centrale anche il completamento della parte legata alla messa a riserva, che consentirà di stoccare il materiale e lavorarlo con maggiore continuità durante l’anno.

Proprio qui si intravede il possibile sviluppo futuro del progetto. La posidonia trattata potrebbe infatti diventare la base per nuove applicazioni e nuove attività produttive, aprendo spazi a sperimentazioni nel campo della bioedilizia, dell’agricoltura o di altri utilizzi compatibili. L’obiettivo, in prospettiva, è far nascere una piccola filiera locale capace di trasformare una criticità ambientale in un’occasione di sviluppo.

Un modello che guarda oltre Alghero

Per quantità di materiale e per complessità della gestione, Alghero resta un caso particolare nel panorama sardo. Proprio per questo il successo dell’impianto di San Marco viene osservato con attenzione: se il sistema funzionerà come previsto, potrà diventare un riferimento anche per altri territori alle prese con lo stesso problema.

L’apertura dell’impianto consegna alla città un’immagine diversa di sé: non più un centro costretto a rincorrere l’emergenza, ma una realtà che prova a organizzarsi con strumenti stabili, moderni e più sostenibili. È una scelta che unisce pragmatismo e visione, e che prova a trasformare un onere storico in una leva utile per il futuro del territorio.

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